Non è tutto glitter quello che luccica. Ma davvero i gay e le lesbiche si conoscono solo nei locali o è uno stupido pregiudizio? Un fumetto per far luce su questo insondabile mistero.

In questa sonnolenta prima domenica di gennaio, mi è venuto in mente un fumetto per smontare uno dei più classici pregiudizi che si hanno sulla comunità Lgbt: il fatto che essi si conoscano solo nei locali dove vanno costantemente e impellentemente a ballare.

 Non che ci sia qualcosa di male, per carità, a molti piace ballare anche spesso e persino io mi diverto ad andarci saltuariamente per scaricare magari un po’ di tensione. 

 Tuttavia, diventa un problema nel momento in cui, qualsiasi giornale o reportage tv, per rappresentare il mondo gayo non trova niente di meglio che piazzare delle foto o delle immagini di gente discinta che balla in pose ardimentose, come se i gay e le lesbiche impiegassero esclusivamente il proprio tempo a ballare sul cubo.

 Ripeto, nulla di male nel danzare, ma:

1) Lo fanno pure gli etero. Ballano ormai la stessa musica e si vestono ormai praticamente allo stesso modo (e ormai vanno pure negli stessi locali).

2) I gay e le lesbiche oltre che ballare hanno una vita, quindi si possono avvistare e documentare anche nella loro vita diurna, quando lavorano, mangiano e vedono amici, come tutti, cosa molto consigliabile se il servizio che passa al tg parla di diritti o omofobia (cose in cui un cubista in tanga che balla Lady Gaga c’entra fino ad un certo punto).

3) Molti gay e lesbiche che si sono appena scoperti tali o che vivono lontano dalle grandi città, arrivano a pensare che o vai nei locali o la conoscenza di altri simili è preclusa, condannandoli ad una vita di solitudine nel caso non piaccia andare a danzare ogni venerdì sera.

 Tutto ciò, mi ha indotto a disegnare le mie peripezie al riguardo, di cui oggi vi lascio le prime due tavole nella speranza di aiutare il gayo ragazzino della provincia di Pescara che pensa che non conoscerà mai nessuno o l’eventuale sciura perbenista che cercando GialloZafferano passa di qui e inorridisce alle parole “tanga-gay-locali”. Non è tutto glitter quello che luccica.

 Ora smetto di rompere e a voi il fumetto!

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4 thoughts on “Non è tutto glitter quello che luccica. Ma davvero i gay e le lesbiche si conoscono solo nei locali o è uno stupido pregiudizio? Un fumetto per far luce su questo insondabile mistero.

  1. Vero, l’immaginario collettivo è appiattito sullo stereotipo della discoteca gay (un’immagine un po’ anni Ottanta, direi). Infatti devo ammettere che anche io tendevo a pensarla così, ma non in maniera pedissequa. L’idea che gli omosessuali possano incontrarsi anche altrove sta faticosamente prendendo piede in alcune serie tv americane, ma qui ce ne vorrà di tempo. Invece non ho avuto pregiudizi la prima volta che sono entrato in un sexy shop: la ragazza che mi ha accolto mi ha detto come orientarmi, poi mentre andava al banco si è girata e ha aggiunto “scommetto che non si aspettava che un negozio del genere fosse gestito da due ragazze!”, ma io, candidamente, ho detto “no, devo dire che su questo non ho pregiudizi”. Ora, cosa c’entri questa storia con il tema del post, non lo so. Però aggiungerei che quella ragazza sembrava essere lesbica, data la generale mascolinità che la caratterizzava. Forse è per questo che mi è venuto in mente l’episodio.

    Comunque sia, anche il mito/pregiudizio della grande città che cambia tutto sarebbe da rivedere… Mamma Roma mi ha fatto capire che il problema ero io, non il posto da cui “scappavo”.

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    1. Sì concordo, il problema è sempre prima in noi e poi fuori. Però la grande città offre di più: offre tante occasioni di incontri, associazioni, un maggior numero di persone (per forza di cose) e anche il sollievo di potersi sentire più liberi. In città nessuno sa chi sei, nessuno ti pensa o ti fila. Una cosa agghiacciante sotto alcuni punti di vista, fantastica sotto altri. Lo dico, precisando che sono cresciuta in un paese molto bello, non particolarmente piccolo e neanche omofobo (anche il mio liceo era un posto che ricordo con grande affetto sotto questo punto di vista).
      La grande città ti lascia forse anche più solo e ti toglie alibi, ti dice: ora hai tutte o quasi le occasioni che vuoi, non c’è più la scusa del paese, ce l’hai il coraggio di fare qualcosa? 🙂

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      1. Eh, infatti! Io non lo avevo. Non che venissi da una realtà piccola, anzi, nel suo contesto era la “punta di diamante”, una città tutto sommato moderna e persino sinistrorsa, ma mi stava comunque stretta. A Roma ho trovato tutto quel dicevi tu, libertà e solitudine insieme, ma ho anche capito che non sarei riuscito a combinare nulla se non avessi aperto me stesso a quelle possibilità. E, beh, non ci sono riuscito granché 😀 , ma va bene, è stata un’esperienza importante.

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  2. Ahahaha giusto! .. E la stessa leggenda metropolitana dice che se sei troppo lontana dal locale gay ma hai una connessione internet, un giro su qualche chat lesbica lo devi fare per forza! 😉

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