Post di presentazione. Perché questo blog, perché le prossime vignette, perché questo titolo.

Ormai sono praticamente 3 settimane e più che ho in ballo questa faccenda del secondo blog, perciò oggi, complice il fatto che sono completamente rincoglionita dai bagordi della notte di Halloween, ho passato il pomeriggio ad avere ragione del layout di wordpress (senza neanche riuscirci tra l’altro, perciò questa versione estetica del blog, è abbastanza provvisoria, ma se aspettavo anche di impostare tutto perfettamente era la volta buona che ‘sto blog lo aprivo tra tre anni).

 Dunque, presentiamo l’idea alla base di codesto blog.

 Come si intuirà dal titolo, vorrei qui inserire tutto quello che è inerente alla comunità Lgbt di cui faccio parte e che non ha nulla a che spartire coi libri.

L’idea è nata per due motivi:

1) Utilitaristico. Ossia devo imparare ad usare la tavoletta grafica, Photoshop, Illustrator, Gimp e quant’altro, per rimpinguare il cv dormiente. Perciò la stragrande maggioranza di ciò che pubblicherò su questo blog (che avrà cadenza assolutamente saltuaria), saranno fumetti e vignette sulla comunità gaya.

2) Di visibilità. Non mia, ma di tutta quella comunità Lgbt che non riesce in nessun modo a vedere dei nessi logici tra il proprio modo di vivere (identico a quello di chiunque), e l’immagine che i media danno di noi. Non ho nessuna intenzione di mettermi a fare una di quelle robe da antropologo in visita alla tribù aliena. Non siamo una comunità a parte, o meglio lo siamo come lo sono esattamente tutte le altre comunità. Ciò che ci rende davvero diversi dagli altri è un’unica cosa: non abbiamo i diritti che ci spettano in quanto esseri umani e cittadini dello stato.

 Non ce li abbiamo in nome di non so più francamente cosa se non idiozia conclamata, sostenuta da centinaia di anni di persecuzione et discriminazione.

 Questo blog ha perciò l’ardita volontà di mostrarvi scene e fumetti surreali, realmente avvenuti, all’interno di un gruppo di amiche e amici, conoscenti di entrambi i sessi, principalmente ragazze lesbiche, con l’amichevole partecipazione e interazione con ragazzi gay, bisex e ragazze etero.

Sfaterò persino l’orrido mito imbecille che mi manda in bestia ogni volta: “le lesbiche odiano gli uomini”. 

Io ho sempre avuto amici maschi (anche perché e, sfatiamo anche questo mito, ho sempre avuto amici principalmente etero, perché generalmente non mi informo sull’orientamento sessuale prima di stringere amicizia con qualcuno e statistica vuole che il 90% delle persone siano etero), peraltro amici maschi fantastici, intelligenti, gentili e disponibilissimi. Il mio attuale favourite best friend etero di sesso maschile apparirà abbastanza spesso nelle vignette perché nulla come la sua interazione con me, rende palese l’assurdità dei reciproci pregiudizi.

Un ultimo appunto per chiunque ora o in futuro passerà per il blog.

 Il titolo. Avrei voluto mettere la parola “lesbica” nel titolo a tutti i costi, per una questione di riappropriazione del vocabolo, che molti e molte (persino nella comunità), considerano cacofonico o osceno o brutto. Una parola con un’origine nobilissima, che affonda le sue radici nell’antica Grecia, fino a Saffo, ai tiasi, all’insuperata lirica classica, considerata impronunciabile.

 Ebbene, qualsiasi titolo tentassi, sembrava il nome di un dominio porno. Addirittura con mia sorella abbiamo fatto il tentativo di prendere i titoli dei 100 libri più famosi della storia (una di quelle statistiche che girano di tanto in tanto), cercando di sostituire la parola principale con “lesbica”.

 L’unico titolo decente che forse avrebbe insospettito i maniaci alla ricerca di porno saffici, avrebbe potuto essere: “Alla ricerca della lesbica perduta” (ma non ne sono neanche certa).

 Alla fine, ho parafrasato, sconfitta, la Winterson, ed è nato “Non ci sono solo le etero”. Manca la parola lesbica, ma suggerisce bene un’obiezione all’antico adagio che “le lesbiche non esistono”.

 Esistiamo eccome, chi non ci vede, non ce la fa per due motivi: siamo esattamente come tutti e e tutte voi (ergo non abbiamo per forza capelli a spazzola e manco, necessariamente, la camicia alla boscaiola) e se ancora non ci dichiariamo in massa è solo per colpa dei più retrogradi, che permettono a gente come al mostro del Circeo di sposarsi in carcere, mentre noi dobbiamo ancora implorare una legge sulle coppie di fatto che per i paesi civili praticamente è già preistoria del diritto.

 Bene, detto ciò, ci si vede presto su questi schermi per le vignette future. Che lo spirito di Saffo sia con tutt* noi!

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