ll telefono senza fili. Il pettegolezzo, quella grande usanza che esplode negli ecosistemi lesbici con circostanze drammatiche.

Il pettegolezzo, questo collante sociale proprio di ogni epoca e luogo geografico è sempre stato considerato prerogativa femminile. Che ci siano ragioni storiche, neuroscientifiche, psicologiche e chissà che altro, esso trova la sua naturale implosione in quei contesti dove tante donne sono costrette a coabitare e frequentarsi.

 Non può perciò certo mancare in una compagnia lesbica che si rispetti. Di cui sotto un esempio di quanto può accadere in poche rapide mosse e in neanche una giornata.

 “Il telefono senza fili”, rispecchiatevi e testimoniate le vessazioni di cui siete state vittime! 😉

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Non è tutto glitter quello che luccica. Ma davvero i gay e le lesbiche si conoscono solo nei locali o è uno stupido pregiudizio? Un fumetto per far luce su questo insondabile mistero.

In questa sonnolenta prima domenica di gennaio, mi è venuto in mente un fumetto per smontare uno dei più classici pregiudizi che si hanno sulla comunità Lgbt: il fatto che essi si conoscano solo nei locali dove vanno costantemente e impellentemente a ballare.

 Non che ci sia qualcosa di male, per carità, a molti piace ballare anche spesso e persino io mi diverto ad andarci saltuariamente per scaricare magari un po’ di tensione. 

 Tuttavia, diventa un problema nel momento in cui, qualsiasi giornale o reportage tv, per rappresentare il mondo gayo non trova niente di meglio che piazzare delle foto o delle immagini di gente discinta che balla in pose ardimentose, come se i gay e le lesbiche impiegassero esclusivamente il proprio tempo a ballare sul cubo.

 Ripeto, nulla di male nel danzare, ma:

1) Lo fanno pure gli etero. Ballano ormai la stessa musica e si vestono ormai praticamente allo stesso modo (e ormai vanno pure negli stessi locali).

2) I gay e le lesbiche oltre che ballare hanno una vita, quindi si possono avvistare e documentare anche nella loro vita diurna, quando lavorano, mangiano e vedono amici, come tutti, cosa molto consigliabile se il servizio che passa al tg parla di diritti o omofobia (cose in cui un cubista in tanga che balla Lady Gaga c’entra fino ad un certo punto).

3) Molti gay e lesbiche che si sono appena scoperti tali o che vivono lontano dalle grandi città, arrivano a pensare che o vai nei locali o la conoscenza di altri simili è preclusa, condannandoli ad una vita di solitudine nel caso non piaccia andare a danzare ogni venerdì sera.

 Tutto ciò, mi ha indotto a disegnare le mie peripezie al riguardo, di cui oggi vi lascio le prime due tavole nella speranza di aiutare il gayo ragazzino della provincia di Pescara che pensa che non conoscerà mai nessuno o l’eventuale sciura perbenista che cercando GialloZafferano passa di qui e inorridisce alle parole “tanga-gay-locali”. Non è tutto glitter quello che luccica.

 Ora smetto di rompere e a voi il fumetto!

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