“Tu la conosci Claudia?” cronaca fumettosa di una sera fallimentare alla volta di un locale ignoto.

Dopo una lunga assenza dovuta a vari casini, ecco che torno con una storia realmente avvenuta circa due settimane fa.

Io e alcune mie amiche dovevamo andare a incontrare altre amiche in un locale a noi ignoto e non è stato facile…

 “Tu la conosci Claudia?” un fumetto di cronaca (giuro che la tipa si chiamava, pare, davvero Claudia).
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ll telefono senza fili. Il pettegolezzo, quella grande usanza che esplode negli ecosistemi lesbici con circostanze drammatiche.

Il pettegolezzo, questo collante sociale proprio di ogni epoca e luogo geografico è sempre stato considerato prerogativa femminile. Che ci siano ragioni storiche, neuroscientifiche, psicologiche e chissà che altro, esso trova la sua naturale implosione in quei contesti dove tante donne sono costrette a coabitare e frequentarsi.

 Non può perciò certo mancare in una compagnia lesbica che si rispetti. Di cui sotto un esempio di quanto può accadere in poche rapide mosse e in neanche una giornata.

 “Il telefono senza fili”, rispecchiatevi e testimoniate le vessazioni di cui siete state vittime! 😉

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Non è tutto glitter quello che luccica. Ma davvero i gay e le lesbiche si conoscono solo nei locali o è uno stupido pregiudizio? Un fumetto per far luce su questo insondabile mistero.

In questa sonnolenta prima domenica di gennaio, mi è venuto in mente un fumetto per smontare uno dei più classici pregiudizi che si hanno sulla comunità Lgbt: il fatto che essi si conoscano solo nei locali dove vanno costantemente e impellentemente a ballare.

 Non che ci sia qualcosa di male, per carità, a molti piace ballare anche spesso e persino io mi diverto ad andarci saltuariamente per scaricare magari un po’ di tensione. 

 Tuttavia, diventa un problema nel momento in cui, qualsiasi giornale o reportage tv, per rappresentare il mondo gayo non trova niente di meglio che piazzare delle foto o delle immagini di gente discinta che balla in pose ardimentose, come se i gay e le lesbiche impiegassero esclusivamente il proprio tempo a ballare sul cubo.

 Ripeto, nulla di male nel danzare, ma:

1) Lo fanno pure gli etero. Ballano ormai la stessa musica e si vestono ormai praticamente allo stesso modo (e ormai vanno pure negli stessi locali).

2) I gay e le lesbiche oltre che ballare hanno una vita, quindi si possono avvistare e documentare anche nella loro vita diurna, quando lavorano, mangiano e vedono amici, come tutti, cosa molto consigliabile se il servizio che passa al tg parla di diritti o omofobia (cose in cui un cubista in tanga che balla Lady Gaga c’entra fino ad un certo punto).

3) Molti gay e lesbiche che si sono appena scoperti tali o che vivono lontano dalle grandi città, arrivano a pensare che o vai nei locali o la conoscenza di altri simili è preclusa, condannandoli ad una vita di solitudine nel caso non piaccia andare a danzare ogni venerdì sera.

 Tutto ciò, mi ha indotto a disegnare le mie peripezie al riguardo, di cui oggi vi lascio le prime due tavole nella speranza di aiutare il gayo ragazzino della provincia di Pescara che pensa che non conoscerà mai nessuno o l’eventuale sciura perbenista che cercando GialloZafferano passa di qui e inorridisce alle parole “tanga-gay-locali”. Non è tutto glitter quello che luccica.

 Ora smetto di rompere e a voi il fumetto!

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L’amico etero alla ricerca dell’ammmore e i suoi “elogi”!

 Sono sparita per un po’ perchè, come sa chi segue il mio altro blog, lavoro in libreria, e dicembre è il mese di fuoco per chiunque lavori nel commercio.

Tenterò di riapparire un po’ più spesso, nel frattanto vi auguro buon anno con la prima apparizione di Tommaso (nome di fantasia per proteggere la sua reale identità), il mio amico maschio etero in perenne ricerca dell’ammmore. 

La scena si è svolta esattamente così. Lo lovelo molto.

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Le coppie più diffuse nel lesbico mondo: ex che tornano, gravidanze simultanee, rapporti che si recuperano e tanto ammmore

Ecco una nuova galleria, quella delle coppie, che è sicuramente incompleta e verrà implementata col tempo.

 In verità le coppie lesbiche che ho conosciuto si dividono principalmente in due tipi:

1) La coppia granitica che fa quasi tutto insieme e rimane insieme per migliaia di anni (certe volte ben oltre la durata effettiva del rapporto sentimentale).

2) La coppia da dramma. Lei ama lei, ma c’è un’altra lei o una ex o un tradimento o il lavoro o l’ambizione o vai a capire che.

 Poi ovvio, ogni relazione è a sé e ci sono tante sfumature, come si vede anche nella mia piccola carrellata, che, converrete, a parte ovvie differenze (difficilmente in una coppia etero si può essere incinti contemporaneamente), alla fine presenta dinamiche simili a quelle delle coppie di qualsiasi orientamento sessuale nel mondo.

Perciò ecco per voi “Coppie diffuse nel lesbico mondo”!

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La scala Kinsey ad uso del popolo lesbico. Dall’etero negazionista alla lesbica dura e pura, passando per la bisex che ama le anime più dei corpi.

 Qualche sera fa, io ed alcune mie amiche dovevamo fare una cosa seria che poi è degenerata a causa del troppo limoncello (e poi della crema di limoncello e poi del rum e poi del vino e poi della birra, vabbeh).

 Da quella sera è uscita l’idea della scala Kinsey ad uso della popolazione lesbica. Sapete cos’è la scala Kinsey no? Io l’ho scoperta principalmente dopo il film che ne fecero non molti anni fa (grazioso, un po’ didascalico, ma lo consiglio).

Per chi non lo sapesse si tratta di una scala che da 0 a 6 classifica le diverse variazioni di orientamento sessuale che un essere umano può possedere naturalmente.

 Lo 0 perfetto corrisponde all’eterosessuale senza tentennamenti mentre il 6 è l’omosessuale senza tentennamenti. In mezzo c’è la bisessualità e la tendenza maggiore (ma non esclusiva) verso l’uno o l’altro orientamento.

Scusate la pessima spiegazione, sono stanca morta. I disegni di cui sotto parleranno per me.

 “La scala Kinsey ad uso del popolo lesbico” tutta per voi!

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Ps. Lo so “le lesbiche inseparabili” fanno più parte di una specie di galleria di tipologie di lesbica che farò in futuro. Scusate, m’è presa la mano…