La differenza tra Stepchild Adoption e “Utero in affitto” for dummies. Perché bisogna avere voglia di informarsi e anche di essere civili.

Oggi è stata una giornata infausta per la civiltà.

 Tanta gente che si dice preoccupata per la propria famiglia e solitamente non alza un dito per chiedere più servizi, incentivi, asili nido o spazi verdi per la propria pargolanza, oggi ha speso soldi (spesso quelli della parrocchia) ed energie per opporsi ai diritti altrui. Siccome non hanno argomenti se non la loro omofobia e sono molto contrariati del fatto che l’omofobia stia diventando riprovevole socialmente (come il razzismo per dire), si stanno accanendo sul ddl Cirinnà buttandola in caciara.

 Il ddl Cirinnà prevede infatti la cosiddetta Stepchild adoption, ossia l’adozione del figlio del compagno. Adozione che non è né adozione di bambini da orfanatrofi e neanche ladrocinio di bambini a padri o madri già esistenti e derubati della propria figliolanza. 

I fanatici per terrorizzare genti che non hanno nessuna voglia di interessarsi alla questione, ma si traggono dal loro sonno degli indifferenti solo quando sentono il pericolo, vero o presunto che sia, hanno iniziato a dire che nel ddl c’era l’Utero in affitto. Passino le lesbiche che hanno un utero, infatti, ma due uomini, come mai potranno procreare?

 Possono. Hanno un apparato riproduttore anche loro e, esattamente come le lesbiche, possono usarlo all’occorrenza. Inoltre esistono i bisessuali e sì, anche i padri single, per vari motivi: donne che non riconoscono i figli o magari, accade anche questo ahimé, sono morte.

In ogni caso, per spiegare la differenza tra stepchild adoption e utero in affitto (il primo previsto dal ddl il secondo NO), ho deciso di approntare un fumetto per spiegare la differenza, for dummies. Forza ce la possiamo e ce la potete fare.

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“Il mio pride”, un fumetto sul pregiudizio che ogni anno tocca combattere su questa manifestazione. Le piume di struzzo sono davvero IL problema? Una risposta a base di alpini, Atalanta, famiglie, Cuccarini, gioia, glitter e Resistenza!

Ormai da due o tre settimane, come saprete, è iniziata l’Onda Pride, ossia la serie di gay pride che attraversano tutta Italia fino più o meno a metà agosto.

 Come ogni anno sono cicciati fuori i soliti interrogativi e problemi su una manifestazione che, probabilmente, in questa Italia semiaddormentata, negli ultimi anni è rimasta l’unica a chiedere qualcosa di concreto in tema di diritti.

Ma andiamo con ordine.

 Problema 1):

 I media danno un’idea dei Pride non verosimile. I giornalisti vanno ai gay pride e fanno foto pure i sassi, ma, misteriosamente il giorno dopo le gallery dei giornali online e i paginoni di quelli cartacei, riportano solo le foto dei movimenti pelvici di chi balla sui carri e delle trans e drag che si vestono con piume di struzzo. Certo, ci sono anche loro, ma, per farvi capire l’insensatezza di tale uso delle immagini, è come se i giornalisti andassero a vedere il derby Roma-Lazio e facessero foto solo agli asiatici presenti. Nessuno mette in dubbio che cinesi e coreani vadano a vedere le squadre della capitale, ma, a vedere gallery solo con loro presenti, un dubbio sulla veridicità di quanto riportato, verrebbe un po’ a tutti.

 Per il Pride questo dubbio non viene. Si riporta l’1% come immagine del 100% e tutti bovinamente ci credono. Un po’ sarà perché fa colore, ma ci vedo anche un modo cattivo e insensato di fare giornalismo.

Problema 2): E’ necessario chiedere diritti danzando, cantando, piumeggiando?

 Allora, ditemi una sola manifestazione a cui siete andati, da quelle per la pace a quelle per il Jobs Act in cui non ci siano striscioni, persone con frasi assurde, balli, canti, bandiere colorate e via dicendo. Ci sono al primo Maggio, al 25 Aprile, alle manifestazioni di partito, a quelle per la squadra del cuore, alla sagra del fiore di zucca fritto all’oktober fest ecc. ecc. ecc. Ci sono ovunque e sempre. Il problema di questo decoro e decenza si pone solo quando a divertirsi e colorarsi è una specifica minoranza che, a quanto pare, per dimostrare di essere degna della maggioranza, dovrebbe andare in giro conciata come hostess e steward dell’Alitalia in servizio e la faccia di una prefica al corteo funebre.

 Essere gioiosi non è solo un diritto, ma anche un modo di resistere e mandare un messaggio.

Qualsiasi cosa sia accaduta noi ESISTIAMO, lo diciamo per farlo capire a chi preferisce andare ai family day a dire supercazzolate insensate sulla difesa dei figli, alla Cuccarini che, dimentica del fatto che donne lesbiche e uomini gay non sono biologicamente sterili e possono farsi figli da soli, dice che “I figli non si comprano” (il prossimo gay che mi dice che la Cuccarini è un’icona gay lo percuoto), lo si dice per tutti quelli che al gay pride non hanno il coraggio di venirci per colpa della succitata gentaglia.

 Non si può avere paura della gioia. Se ce l’abbiamo, posso capire in che mondo viviamo?

Di cui sotto il mio fumetto sul Pride! R-ESISTETE!tav 1 per concorso  Mio Pridetav 2 per concorso Mio Pridetav. 3 concorso mio Pridetav 4 concorso Mio Pridetav 5 concorso Mio Pride