Il lesbodramma e le “Soluzioni estreme” per superarlo. Un fumetto da non prendere ad esempio.

Dopo un mese di assenza colpevolissima torno su questi schermi con un nuovo dialogo realmente avvenuto.

 Una delle leggende metropolitane più diffuse e tristemente veritiere del mondo lesbico è il famoserrimo LESBODRAMMA. Quando due donne si lasciano o sono in procinto di lasciarci spesso e volentieri ci scappano una serie di psicodrammi che coinvolgono amiche, ex, ex delle ex, famiglie, associazioni, chiunque. 

 Ogni finale rischia di diventare un dolore dall’intenso valore teatrale, con picchi degni di Eleonora Duse e del giovane Werther. Sarà perché siamo le ultime romantiche? Io purtroppo ci vedo motivazioni peggiori.

 Nel frattempo è interessante notare la quantità di idee che possono sorgere nelle tiepidi menti post rottura per superare il trauma.

 “Soluzioni estreme”, un fumetto da non prendere ad esempio.
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Mettere o non mettere i manifesti? Questo è il problema.

 Poiché il record di velocità del pettegolezzo al mondo deve essere indubbiamente in mano ad una comunità lesbica, quando una dei membri del gruppo inizia una nuova relazione, se non vuole immediatamente farlo sapere, deve praticamente ritirarsi a vita monacale, spegnere ogni mezzo di comunicazione e fare voto di silenzio.

 Poiché si tratta di attività in contrasto palese con la vita attiva, finisce che l’unica domanda da porsi è: come comunicare tale avvenimento (dal semplice bacio alla vaga occhiata di interessamento) al resto della popolazione?

 Dubbi esplicitati nella vignetta di oggi.

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