La trappola della Sineddoche, il pregiudizio e il volemose bene. Spiegone con vignetta realmente avvenuta, “La scatola”.

Questa vignetta ha bisogno di un’introduzione pallosa che varrà un po’ per tutte le vignette a venire (quindi chiunque segua il blog, gioisca che lo spiegone verrà fatto una sola volta).

 Si tratta di una cosa realmente avvenuta ad una mia amica ed in realtà è stato il comico racconto che ha scatenato successivamente l’idea di questo blog. Lo dico perché è avvenuta all’interno di un circolo di una nota associazione per i diritti Lgbt che dovevo in qualche modo contestualizzare, così non sapendo che le avrei successivamente dato una cornice bloggosa l’ho ambientata poco prima di un gay pride.

 Questo blog giuocherà volutamente con riferimenti alla comunità Lgbt, per quanto mi fregerò di descrivere solo cose realmente avvenute, lo giuro. Giuocare coi riferimenti non vuol dire cavalcare il pregiudizio.

 Tutte le comunità hanno delle idiosincrasie di cui ridere, l’importante è ricordare sempre che tutte queste idiosincrasie non valgono per tutti.  Si dovrebbe evitare di cadere nella trappola della SINEDDOCHE, quella figura retorica che vuole che l’uno valga per il tutto.

Io per prima ne sono l’esempio vivente: c’è il mito che alle lesbiche piacciano le moto, mentre per me tutto ciò che è motorizzato è ignoto. Non ho la patente e  non riesco in nessun modo a memorizzare non solo le forme delle macchine (riconosco solo alcuni tipi di Fiat storiche), ma neanche i colori. Ignoro tuttora quale fosse il colore della macchina dell’amica che mi scarrozzava ovunque all’università (e ci vedevamo tutti i giorni). Non prendo nemmeno la bicicletta in città tale è l’ansia di trovarmi ad un incrocio.

 Tuttavia, ho i capelli corti e bevo tisane.

 Perciò ridiamo, scherziamo e volemose bene.

 E comunque io ascolto quasi solo cantautori, ma Lady Fofa dovrebbe piacere a chiunque, uomini etero con camicia da boscaiolo e fiore in bocca pronti a condurre un tango indiavolato compresi.

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