La differenza tra Stepchild Adoption e “Utero in affitto” for dummies. Perché bisogna avere voglia di informarsi e anche di essere civili.

Oggi è stata una giornata infausta per la civiltà.

 Tanta gente che si dice preoccupata per la propria famiglia e solitamente non alza un dito per chiedere più servizi, incentivi, asili nido o spazi verdi per la propria pargolanza, oggi ha speso soldi (spesso quelli della parrocchia) ed energie per opporsi ai diritti altrui. Siccome non hanno argomenti se non la loro omofobia e sono molto contrariati del fatto che l’omofobia stia diventando riprovevole socialmente (come il razzismo per dire), si stanno accanendo sul ddl Cirinnà buttandola in caciara.

 Il ddl Cirinnà prevede infatti la cosiddetta Stepchild adoption, ossia l’adozione del figlio del compagno. Adozione che non è né adozione di bambini da orfanatrofi e neanche ladrocinio di bambini a padri o madri già esistenti e derubati della propria figliolanza. 

I fanatici per terrorizzare genti che non hanno nessuna voglia di interessarsi alla questione, ma si traggono dal loro sonno degli indifferenti solo quando sentono il pericolo, vero o presunto che sia, hanno iniziato a dire che nel ddl c’era l’Utero in affitto. Passino le lesbiche che hanno un utero, infatti, ma due uomini, come mai potranno procreare?

 Possono. Hanno un apparato riproduttore anche loro e, esattamente come le lesbiche, possono usarlo all’occorrenza. Inoltre esistono i bisessuali e sì, anche i padri single, per vari motivi: donne che non riconoscono i figli o magari, accade anche questo ahimé, sono morte.

In ogni caso, per spiegare la differenza tra stepchild adoption e utero in affitto (il primo previsto dal ddl il secondo NO), ho deciso di approntare un fumetto per spiegare la differenza, for dummies. Forza ce la possiamo e ce la potete fare.

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“La tessera della Lobby Gay”, un fumetto di denuncia per gridare al mondo la verità! Ecco come funziona, chi decide come si entra e a quali privilegi, sconti e convenzioni dà diritto.

In questi giorni, grazie a Bruno Vespa, anche gli italiani che erano sfuggiti a questa fondamentale notizia, sono venuti a conoscenza di un segreto che tutti noi gay e lesbiche giuriamo di mantenere sin da quando, in culla, ci viene consegnato il nostro primo boa di piume di struzzo (ai maschi) e la nostra chiave per il camion (alle femmine): l’esistenza della Lobby Gay.

 Orgogliosi eredi della Carboneria, Massoneria e svariate altre -ia, anche noi tramiamo nell’ombra per conquistare il mondo, cosa che, per inciso, ci riesce particolarmente bene in Italia, luogo dove non abbiamo uno straccio di diritto e non esiste manco una legge contro l’omofobia.

 Un esercizio del potere quindi, talmente tanto mysterioso e criptico, che certe volte sfugge persino a noi.

 Ma del resto chi mai sospetterebbe che in Italia esista un gruppo di potere così forte da riuscire a condizionare le decisioni di uno stato laico, uno vero stato nello stato talmente potente da spuntare privilegi (tra i quali esenzioni fiscali), ore di insegnamento non richieste nelle scuole pubbliche e finanziamenti per istituti privati ove si segue il programma deciso del ministero, ma a modo proprio?

 Chi mai potrebbe avere il vago sospetto che se una lobby c’è non è quella gay?

 Io no di certo! Non guardate me! Anzi, per dimostrare al mondo che la lobby gay esiste eccome, ho deciso di tradire la causa e svelare al mondo intero come funziona il nostro tesseramento e a quali privilegi, sconti e convenzioni dà diritto.

 Il mondo deve sapere!

 “La tessera della lobby gay”, un fumetto tutto per voi.

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