Il Gayradar, questo misterioso dispositivo naturale, esiste o no? Un fumetto di vecchiaia e settamenti.

  Il Gayradar, questo misterioso dispositivo naturale interno che permetterebbe alla popolazione gaya di riconoscersi nella massa (che insomma, checché se ne dica siamo identici al resto della popolazione) esiste o è una leggenda metropolitana?

 Diciamo che metà e metà. Ossia, non esiste nessun potere paranormale che consente ai gay di avvertire la presenza di un proprio simile in una stanza, stile medium coi fantasmi, ma con gli anni si affina una certa sensibilità nell’avvertire dei segnali. Poiché si tratta solo di prestare più affidamento alla propria intuizione, in realtà il famoso gayradar possono svilupparlo tutti, anche gli etero, solo che usualmente non lo fanno perché ne hanno meno bisogno.

 Ovviamente poiché non tutte le persone sono portate alla perspicacia, l’intuizione o l’empatia verso il prossimo, esistono gay e lesbiche con un gayradar che fa schifo (e al contrario etero infallibili).

 Ovviamente, poiché il mondo è vario, esiste sempre una percentuale di errore. Grande campo di battaglia per vedere chi lo possiede migliore, è il tentativo disperato di intuire l’orientamento sessuale dei personaggi famosi, soprattutto italiani. Visto che statisticamente non è possibile che solo Tiziano Ferro sia dei nostri, di certi qualcuno ci sta mentendo e ingegnarsi nel comprendere chi, rimane uno dei passatempi favoriti nei momenti di caxxeggio generale.

 Il fumetto di cui sotto è realmente avvenuto. Sorella minore malvagia comunque, sappi che non sono ancora così vecchia!

 “Il Gayradar” tutto per voi!

(E voi, lettori etero, bisex, gay e lesbiche, pensate di averlo o no??

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L’amico etero alla ricerca dell’ammmore e i suoi “elogi”!

 Sono sparita per un po’ perchè, come sa chi segue il mio altro blog, lavoro in libreria, e dicembre è il mese di fuoco per chiunque lavori nel commercio.

Tenterò di riapparire un po’ più spesso, nel frattanto vi auguro buon anno con la prima apparizione di Tommaso (nome di fantasia per proteggere la sua reale identità), il mio amico maschio etero in perenne ricerca dell’ammmore. 

La scena si è svolta esattamente così. Lo lovelo molto.

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Menù troppo complicati per cene del sabato sera troppo estemporanee: “Indovina che si mangia a cena?”

La vignetta estemporanea di questa sera, nasce dal disagio vissuto ancora una volta in quel del supermercato, alla ricerca di un cibo che vada bene per tutte le convitate.

 Organizzare una cena last minute è diventato per gli over 25 contemporanei un’usanza quasi inaccettabile: mille ostacoli, infatti, si frappongono tra questo sano desiderio di condivisione di un pasto e la possibilità di riuscirci soddisfando tutti i convitati.

 Riuscire a trovare un piatto che vada bene a vegetariani, vegani, pescetariani, macrobiotici, gente che non sa manco che cosa è, ma non lo dubbio lo è, celiaci, intolleranti a qualsiasi cosa, non digeritori di lievito e chi più ne ha più ne metta, è ormai diventata un’impresa a dir poco ardita.

 Come saprete ormai per bagaglio culturale comune, una buona parte della popolazione lesbica (non io né la mia dolce metà) è vegetariana o vegana e tendenzialmente risolvo il tutto facendo una pizza, preferibilmente ai fiori di zucca e via. Ma quando non hai potuto stare a casa a far lievitare la pasta fatta con le tue sante mani, è allora che si spalancano le porte dell’abisso!

 “Indovina che si mangia a cena?”, una vignetta per il sabato sera.

Ps. La dolce metà ci tiene a precisare che mi sono fatta troppo alta: lei è ben 25 cm più di me, più o meno.

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Il principe di tutti gli agglomerati lesbici: il pettegolezzo. Il fatidico “Come vi siete conosciute”, in “Romantici incontri. Parte prima”!

 C’è un elemento principe in tutti gli agglomerati lesbici che si rispettino: il pettegolezzo.

 Voi mettete insieme delle donne che stanno con donne, con amiche donne, ex donne (qualche volta anche ex uomini, ma principalmente donne), interessate ad altre papabili donne immerse a loro volta in un circolo di altre donne, e avrete una specie di tendenza al pettegolezzo alla milionesima.

  Gli sceneggiatori dell’allora “L word” ebbero gioco molto facile a intessere storie di ogni tipo e tutte assolutamente credibili nonostante potessero sembrare incredibili (la cosa più incredibile di quel telefilm erano i lavori stratosferici di tutte le protagoniste che coprivano una gamma di possibilità che andava dalla produttrice cinematografica alla direttrice di una fantagalleria d’arte contemporanea, ce fosse una stata una con la tendenza da fruttivendola). 

 In nome di questa sete di sapere i cavoli altrui, quando ci si imbatte in qualche nuova coppia lesbica, non può mai mancare il momento del “Come vi siete conosciute?”, la cui narrazione avviene in genere in termini più romantici di quanto non avvenga quando si pone tale domanda ad una coppia etero media. 

 Ebbene, i tempi stanno cambiando anche su questo fronte.

 Ecco la prima parte di “Romantici incontri” (domani o dopodomani la seconda), le nuove frontiere della narrazione romantica.
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La trappola della Sineddoche, il pregiudizio e il volemose bene. Spiegone con vignetta realmente avvenuta, “La scatola”.

Questa vignetta ha bisogno di un’introduzione pallosa che varrà un po’ per tutte le vignette a venire (quindi chiunque segua il blog, gioisca che lo spiegone verrà fatto una sola volta).

 Si tratta di una cosa realmente avvenuta ad una mia amica ed in realtà è stato il comico racconto che ha scatenato successivamente l’idea di questo blog. Lo dico perché è avvenuta all’interno di un circolo di una nota associazione per i diritti Lgbt che dovevo in qualche modo contestualizzare, così non sapendo che le avrei successivamente dato una cornice bloggosa l’ho ambientata poco prima di un gay pride.

 Questo blog giuocherà volutamente con riferimenti alla comunità Lgbt, per quanto mi fregerò di descrivere solo cose realmente avvenute, lo giuro. Giuocare coi riferimenti non vuol dire cavalcare il pregiudizio.

 Tutte le comunità hanno delle idiosincrasie di cui ridere, l’importante è ricordare sempre che tutte queste idiosincrasie non valgono per tutti.  Si dovrebbe evitare di cadere nella trappola della SINEDDOCHE, quella figura retorica che vuole che l’uno valga per il tutto.

Io per prima ne sono l’esempio vivente: c’è il mito che alle lesbiche piacciano le moto, mentre per me tutto ciò che è motorizzato è ignoto. Non ho la patente e  non riesco in nessun modo a memorizzare non solo le forme delle macchine (riconosco solo alcuni tipi di Fiat storiche), ma neanche i colori. Ignoro tuttora quale fosse il colore della macchina dell’amica che mi scarrozzava ovunque all’università (e ci vedevamo tutti i giorni). Non prendo nemmeno la bicicletta in città tale è l’ansia di trovarmi ad un incrocio.

 Tuttavia, ho i capelli corti e bevo tisane.

 Perciò ridiamo, scherziamo e volemose bene.

 E comunque io ascolto quasi solo cantautori, ma Lady Fofa dovrebbe piacere a chiunque, uomini etero con camicia da boscaiolo e fiore in bocca pronti a condurre un tango indiavolato compresi.

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